04_Joao Paulo

Per avere un’idea di chi sia Joao Paulo, è necessario partire da qui.

L’estate in cui il Bari comprò Joao Paulo era quella del 1989. Lo stadio San Nicola stava atterrando tra gli ulivi della campagna barese. I mondiali erano alle porte. Luis Sergio Donizetti, in arte Joao Paulo, arrivò in città in punta di piedi. Il suo acquisto scivolò silenzioso tra i titoli dei quotidiani sportivi. Accompagnato da un altro calciatore, Gerson Cacapa, del quale si sapeva ancora meno, Joao Paulo procurò inizialmente l’apprensione dei tifosi che guardavano a lui come ad un oggetto misterioso.

Joao Paulo era sinceramente bruttino. In tempi ancora lontani dall’epoca del calciatore tatuato e ingomminato, Joao Paulo risaltava per i calzettoni abbassati, una tempesta di capelli ricci. Nelle interviste d’archivio, spiccano insieme lo sguardo triste e un italiano basico. Nel tempo di poche partite, però, con il suo sinistro delizioso, la corsa sgangherata, il dribbling snodato da burattino, conquistò gli spalti del Delle Vittorie, divenendo presto l’idolo della cittadinanza. Anche a Bari, come era appena successo a Napoli con Maradona, il calcio divenne il luogo di condensazione delle speranze di una città intera. Lo stadio (e ne era in arrivo uno nuovo da sogno) era il tempio in cui si riuniva una Bari che si rialzava, che provava a sognare. L’onda dell’entusiasmo, sinuosa come le serpentine di Joao, attraversò il Delle Vittorie, che venne congedato proprio da un gol del Brasiliano, raggiungendo il nuovo stadio disegnato da Renzo Piano. Il passaggio del grande evento delle Notti Magiche di Italia 90 prometteva floridità, ampliava le prospettive di crescita della città. In quel momento l’onda stava passando. Bari era in cima. Sembrava che tutto fosse possibile.

E’ questa l’immagine che il libro di Marocco prova a catturare con la metafora del titolo, L’estate in cui il Bari comprò Joao Paulo: il momento della speranza, dell’effimera sensazione di essere in alto e dominare l’orizzonte. I sei racconti del libro sono accomunati da questo respiro lungo, nostalgico, in cui il sogno contiene già l’ombra incombente del disincanto.

Come spesso accade, anche il sogno di Joao Paulo terminò con un brusco risveglio. La favola si interruppe per un intervento a gamba tesa, quando durante il suo terzo campionato in maglia biancorossa, in un pomeriggio di pioggia torrenziale, Joao venne falciato da un intervento di Marco Lanna, difensore della Sampdoria che gli spezzò la gamba, troncandogli di fatto la carriera.

Dopo una lunga convalescenza, il brasiliano riprese a giocare nel Bari, ma nulla fu più uguale a prima. La sua corsa perse il guizzo che rendeva Joao inacciuffabile ed il Bari ritornò a impantanarsi nelle paludi della zona retrocessione. L’onda era passata. Lo stadio iniziò a svuotarsi, avviando quel processo di desertificazione degli spalti che a Bari ancora dura. I mondiali lasciarono per ricordo gli occhi iniettati di Totò Schillaci, e delusero le attese di quanti avevano sperato che la magia delle notti di Italia 90 contagiasse anche la vita degli italiani.

Joao Paulo e Marocco si sono incontrati nel corso della trasmissione Il Fascino del Football di Antenna Sud, nell’estate 2007. Joao ha smesso di giocare, è tornato in Brasile, dove oggi dirige una scuola di calcio. Il suo italiano è messo peggio di prima. Non ha più molti capelli. Sotto i pantaloni, però, porta ancora i calzettoni abbassati, come se lui sapesse qualcosa che gli altri non sanno.

Per saperne di più sul libro di Marocco, potete cliccare qui, o consultare la rassegna stampa, caricata nell’Archivio.

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Responses

  1. bellissimo il libro


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